DI POLPA E DI VENTO

Mostra diffusa di Ezia Mitolo a cura di Cristina Carriere

Nutrirsi è un atto di trasformazione.

Non solo fisica: ogni volta che il corpo metabolizza, qualcosa muta anche nell’interiorità, nella memoria, nel modo in cui ci relazioniamo agli altri. È da questa premessa che prende forma “Di polpa e di vento”, la mostra diffusa di Ezia Mitolo, artista visiva tarantina attiva da più di trent’anni nella scena dell’arte contemporanea tra l’Italia e l’estero, a cura di Cristina Carriere. L’esposizione apre a Taranto il 12 settembre alle 18:30 con un’inaugurazione itinerante tra la project room Parati, presso il mercato Campagna Amica, e lo studio di architettura LASSTUDIO dell’arch. Francesca Donatelli.

L’iniziativa, sostenuta da Coldiretti Taranto e Campagna Amica, nasce da un’idea promossa da Gianluca Marinelli, con l’obiettivo di approfondire la ricerca artistica sul legame tra cibo e territorio. Invitata a confrontarsi con questi temi, Mitolo ha sviluppato un progetto articolato sul legame tra il nutrimento e la dimensione emotiva, cognitiva e relazionale dell’individuo attivando un processo partecipativo che si lega in continuità a una pratica che l’artista conduce sin dal 2003.

La mostra si sviluppa in quattro luoghi diversi della città di Taranto – tra centro storico e quartiere Italia Montegranaro – e presenta anche diversi inediti di Mitolo. Il percorso espositivo indaga il legame tra nutrimento e dinamismo psichico: l’atto di cibarsi come un dispositivo di conoscenza interiore, capace di innescare trasformazioni che investono l’individuo e la collettività.

Il progetto curatoriale si articola in quattro movimenti, corrispondenti ad altrettanti stadi del processo di nutrimento: la metabolizzazione, la metamorfosi, la sedimentazione e la rinascita.

Il primo movimento – la metabolizzazione – è ospitato da Parati e coincide con la prima tappa dell’inaugurazione, il 12 settembre alle 18:30. Qui viene presentata la restituzione del laboratorio “Pronta l’impronta | Segni mangiati” svoltosi nel mese di giugno: un progetto che ha esplorato il cibo come veicolo espressivo, coinvolgendo la comunità tarantina in una pratica artistica collettiva. Nel corso di tre incontri, attraverso pratiche di identificazione simbolica con gli alimenti, i partecipanti hanno scelto un alimento eleggendolo a propria “impronta” personale e sono stati guidati dall’artista nella creazione di un’opera corale — un unico telo composto da frammenti di tessuti cuciti insieme — che restituisce l’unione delle diversità. 

Il secondo movimento – la metamorfosi – si apre alle ore 20:00 della stessa sera presso LASSTUDIO.  Come il processo metabolico trasforma le sostanze nutritive, così le opere di Mitolo mettono in scena gli sconvolgimenti interiori provocati dai processi psichici: sculture sinuose si affacciano alle nicchie di una libreria, altre occhieggiano tra le piante di un giardino, mentre sulle pareti si dispiegano opere visive che raccontano gli attraversamenti delle pieghe più oscure dell’animo umano. Dal 19 settembre alle ore 18:30 prende il via il terzo movimento del progetto espositivo. La sedimentazione – la fase in cui le sostanze nutritive si depositano nel corpo – è ospitata fino al 14 novembre negli spazi della Torre dell’Orologio, gestiti dall’associazione Museo dal Mare. Qui il lavoro “Moniti d’aurore” si intreccia all’opera video “Tutto pace” in una modalità installativa inedita, dando vita a un percorso immersivo e stratificato negli spazi della Torre.

L’opera di Mitolo entra in dialogo diretto con l’adiacente Piazza Fontana, opera di Nicola Carrino, uno dei massimi esponenti dell’arte contemporanea italiana del Secondo Novecento. L’artista, allieva di Carrino, riattualizza l’insegnamento dello scultore tarantino lanciando un messaggio sulla conservazione della memoria storica e l’importanza del confronto col passato come momento di riconoscimento per la comunità tarantina.

Il quarto e ultimo movimento – la rinascita –  trova sede dal 7 ottobre alle 18:30 fino al 14 novembre nelle scuderie del Museo Etnografico “Alfredo Majorano” presso Palazzo Pantaleo, dove una serie di installazioni raccontano la chiusura del ciclo: la metamorfosi ormai compiuta, l’assorbimento delle sostanze nutritive che diventano parte costitutiva del sé. Confrontandosi con il patrimonio storico e antropologico custodito dal Museo etnografico, il lavoro esplora il concetto di rinascita come raggiungimento di nuovi equilibri e di una possibile pace; un percorso di cambiamento grazie al quale l’individuo e la comunità, come l’organismo, si rinnovano partendo da un complesso percorso di trasformazione di ciò che hanno attraversato.

Cristina Carrieri